Storie e racconti

AGATA E LA TEMPESTA

AGATA E LA TEMPESTA 

Agata e la tempesta è il titolo di un film di Silvio Soldini che ho amato moltissimo, perché rappresenta lo spartiacque fra la mia vita da single e quella familiare. Così l’ho preso in prestito per raccontare la storia di un’altra Agata, una giovane donna di Carnia,  pure somigliante alla protagonista del film che bruciava le lampadine quando passava sotto i lampadari; in questo caso la nostra Agata è solita ‘bruciare’ tutto ciò che è conformismo, a favore dell’educazione al pensiero autonomo e libero.

La conoscevo già di vista ed effettivamente mi dava l’idea di una tipa alternativa, poi l’ho riconosciuta in un cortometraggio del mio amico Gigi che si intitolava ‘Adelina e altre storie’, dove lei era una delle sette donne intervistate in merito alla discriminazione di genere. E proprio durante la serata post proiezione, ho avuto modo di incontrarla ed entrare nel suo mondo che cominciava ad affascinarmi, perché riguarda la filosofia e chi ha avuto modo di leggere le mie precedenti storie sa che l’argomento cattura da sempre il mio interesse.

Mi è venuto spontaneo chiederle se potevamo incontrarci, perché volevo capire e conoscere quel mondo, perché mi incuriosisco quando trovo qualcuno che mi fa vedere le cose da un’altra angolazione, che mi spiega concetti interessanti con parole semplici. Così ci siamo incontrate in una assolata mattina di maggio a Prato Carnico, nella Val Pesarina (la mia preferita, sia come panorami che per motivi affettivi) e davanti ad un caffè abbiamo chiacchierato dei massimi sistemi… No, scherzo, abbiamo chiacchierato in serenità ed armonia. Ho trovato piacevolmente autentico questo modo di spiegarmi la sua necessità di fare sempre nella vita scelte anticonformiste, non per bandiera, ma per naturalezza, dice lei… E siccome chi segue la propria natura per me è un’esempio, trovarmi davanti una persona con le idee così chiare che dice di andare sempre dalla parte opposta a dove vanno tutti (perché non necessariamente è la parte giusta), beh, direi che mi ha stimolato non poco!

I miei lettori sono a conoscenza anche del fatto che quando incontro persone come queste, il mio primo pensiero va alla madre, anzi ai genitori, mi chiedo che genere di genitori siano stati per aver seminato un certo tipo di curiosità verso il sapere e la conoscenza (anche per prenderne spunto eh!); guarda caso la mamma di Agata fa la maestra e aveva una macchina da scrivere con la quale Agata fin da piccolina scriveva il giornalino di casa, ideava palinsesti televisivi, oppure articoletti dove riportava ciò che sentiva, mescolandolo con la fantasia; addirittura vendeva a mille lire i suoi fumetti che avevano come protagonista la Pimpa! (Io ho scoperto la Pimpa adesso che leggo le sue fiabe a mia figlia!) Inevitabile quindi che quando le chiedevano cosa volesse fare da grande, lei rispondesse la giornalista!

Non l’ha fatta poi, la giornalista, perché dopo gli studi al liceo classico ha deciso di iscriversi a Lettere e filosofia a Udine, prendendo prima la laurea triennale e poi continuando con gli altri due anni, di cui l’ultimo a Parigi, grazie all’Erasmus. Proprio a Parigi Agata ha preparato la tesi di laurea in estetica, intitolata ‘Un’estetica della materia’, una riflessione su come l’immagine cinematografica elabora la materia in un modo particolare, dando chiavi di lettura oltre l’ordinario (che meravigliose parole: oltre l’ordinario…) Durante i primi tre anni infatti, Agata aveva frequentato corsi di cinema, rivalutandolo come una forma d’arte, qualcosa di diverso dall’intrattenimento; era il periodo in cui vedeva tantissimi film, soprattutto francesi e ne era rimasta colpita. Un percorso personale affascinante oltre che una tesi di ricerca, progetto che purtroppo non si è sviluppato in un dottorato perché non ha avuto le spinte giuste. Il suo professore in realtà non aveva capito da che parte Agata volesse andare, era molto legato alla filosofia analitica, quella anglosassone per intenderci, mentre lei preferiva quella continentale, quella francese. Il filosofo che avrebbe voluto analizzare più a fondo era Merleau Ponty e la fenomenologia; al che le chiedo di spiegarmi cosa le piace del suo pensiero, perché ovviamente lo conoscevo solo per fama. Egli praticamente diceva che il nostro percepire, il nostro vivere, sono strettamente legati alla nostra esistenza corporea: tutto quello che noi interpretiamo, passa attraverso il nostro corpo e il nostro corpo non è staccato: sono un’entità unica; il cardine del suo pensiero insomma, è rimettere la riflessione a contatto con la natura. Noto il suo concetto di carne, ossia la nostra unione inscindibile con quello che percepiamo e l’arte fa capire meglio la relazione fra l’uomo e ciò che lo circonda, perché attraverso il nostro rapporto con l’arte è possibile rinvenire più chiaramente questa relazione profonda tra l’essere umano e le cose. Mentre lei parlava in una maniera davvero semplice, io pensavo che figata (!) Questo Ponty aveva studiato casi di persone in cui la percezione era stata inibita da malattia o incidenti, per dimostrare come attraverso questi mondi patologici, salti fuori il meccanismo che la nostra visione occidentale non coglie, ossia lo sforzo concettuale che ci ricorda qual è la nostra unione iniziale col resto del mondo visibile, meccanismo che i neonati possiedono e che l’arte stessa va a ricercare.

Al momento dell’iscrizione all’ università, Agata in realtà non sapeva bene da che parte andare, ma ha scelto di iscriversi a Filosofia proprio perché pensava potesse essere un buon percorso per capirlo, in quanto le avrebbe potuto dare degli strumenti di gestione del pensiero, utili poi in molte direzioni. (Al contrario della sottoscritta che invece si è lasciata consigliare dal suo professore di filosofia di non iscriversi perché non avrebbe trovato lavoro facilmente…) Ma dopo la laurea si è subito resa conto che non le bastava, che aveva bisogno di individuare un altro percorso che implementasse il precedente e lo specializzasse. Nel frattempo ha fatto svariati lavori in vari ambiti e ha fondato un’associazione culturale nel suo paese, chiamata Macacos, tramite la quale ha partecipato ad un corso della provincia su selezione, sullo sviluppo delle imprese creative giovanili, dove ha scoperto che la affascinavano le tematiche della gestione di un gruppo di lavoro o dello sviluppo di progetti; soprattutto la incuriosiva la filosofia con i bambini, dopo aver incontrato il pensiero del maestro americano Mattew Lipman.

Frequentò così a Padova nei fine settimana il corso di questo grande della filosofia contemporanea (merita davvero leggere tutto quello che fece nella sua lunga vita per l’educazione del bambino al pensiero…) e lo pagò con il suo primo incarico da  coordinatrice e animatrice di un progetto che continua tutt’ora, atto a tracciare una mappa di comunità nell’ambito degli eco-musei di Gemona, Resia e Cavazzo. Ovviamente mi sono fatta spiegare cosa siano una mappa di comunità e un eco-museo; quest’ultimo è un museo diffuso che esce dalla dimensione dell’esposizione di una collezione e fa del territorio la sede del suo operare, territorio che ovviamente abbia una omogeneità storico-geografica. Il compito di Agata è dunque di aiutare a promuoverne le caratteristiche peculiari, curando una dimensione non solo di memoria, ma anche di sviluppo del presente.

E’ proprio a Padova che il tutor del corso le parla di un seminario che stava organizzando a Pavia, relativo al mondo della filosofia dei bambini. Lo stesso tutor che tra poco attiverà in Italia un master di pratiche filosofiche dentro un dipartimento di filosofia, il che è inusuale perché all’università il discorso delle pratiche filosofiche è pressoché assente, anzi l’Accademia non contempla proprio questo tipo di cose, perché pratica e filosofia vengono ancora considerati come un ossimoro, hanno ancora una visione elitaria della filosofia. Filosofia per vivere meglio mi piace assai devo confessare, filosofia per scoprire una propria capacità riflessiva, direi che è fondamentale, specialmente nel bambino. Per farmi capire meglio questi concetti, Agata mi riporta all’origine della nostra filosofia occidentale, identificata in Socrate, il quale paradossalmente non ha mai scritto nulla: egli andava in giro e discuteva, perché proprio dal dialogo con l’altro, questo può scoprire se’ stesso e dal confronto possono nascere nuove visioni, nuove possibilità. Quindi più della nota asserzione di Socrate ‘So di non sapere’, sarebbe meglio ricordare ‘Conosci te stesso’; le scuole ellenistiche, infatti erano luoghi dove le persone discutevano, si confrontavano, facevano esercizi spirituali, quello che si cerca di ricatturare con le pratiche filosofiche, perchè dopo Socrate la storia della filosofia occidentale è andata in tutt’altra direzione.

A questo punto cerchiamo di riflettere insieme su quanto attuali siano questi concetti in un momento come il nostro, dove è presente una realtà virtuale che non bisogna sottovalutare; bisognerebbe far ragionare i ragazzi che anche quella è una realtà, un altro livello di realtà che non si può vivere alla leggera, bisogna premunirsi; se non ci sono delle regole devo essere io a metterle e offrirle anche agli altri, altrimenti diventa una realtà ingestibile.

Tornando a Lipman, quando era professore di università, ad un certo punto del suo insegnamento si era domandato come fosse possibile che arrivassero dei ragazzi di 18 anni che non sapevano gestire il pensiero logico. La risposta che si era dato è che gli mancava un insegnamento, uno spazio didattico che gli facesse capire quanto fosse importante sviluppare il ragionamento. Egli si rifà al pensiero del filosofo e pedagogista americano Dewey, il quale sosteneva che la nostra attenzione sulla crescita ed educazione del bambino sia la strada giusta per la democrazia, ossia instaurare fin da piccolo nel bambino quelle strutture che gli permetteranno di diventare un cittadino democratico e responsabile. Lipman struttura questo percorso in maniera che sia fruibile da tutti, non bisogna essere per forza laureati in filosofia per fare i suoi laboratori con i bambini; da’ degli strumenti completi: da una parte la narrativa, dove i bambini imparano a farsi delle domande e dall’altra dei manuali che aiutano a sviluppare una discussione a partire proprio da questi contenuti e dalle domande stesse che i bambini estraggono dalla lettura.

I bambini sono delle fucine e l’obiettivo principale è mantenere viva quella curiosità che normalmente la scuola tende ad uniformare, perché tende a dare risposte a tutte le domande, quando invece spesso le domande devono e possono rimanere aperte, perché questo è il motore della riflessione. Questi laboratori valorizzano l’unicità del bambino e la sua capacità di mettersi in rapporto sereno con gli altri. Questi sono un po’ i principi della pedagogia libertaria e della scuola democratica che concepisce l’educazione come ‘far diventare il bambino ciò che lui è.’ Quando sento questi concetti mi ritrovo alla perfezione, non tanto per quello che riguarda la mia educazione scolastica, quanto per quella di mio figlio, per il quale all’inizio della sua carriera scolastica, ho dovuto fare delle scelte difficili di cambiamento, verso le quali solo il tempo mi ha dato ragione, scelte che se non avessi attuato, sicuramente avrei cresciuto un bambino insicuro che non  credeva in sé stesso.

Agata fa parte di una rete internazionale che si chiama ‘Rete di pratiche filosoficamente autonome’che lavora sulla scia di Lipman, ma va oltre, perché il maestro ha lasciato spazio anche ad un superamento di sé stesso. Lei mi parla di filosofia per i bambini ma anche di infanzia della filosofia, ossia noi possiamo imparare tanto dai bambini, infatti ogni laboratorio è una scoperta. I suoi laboratori nelle scuole sono organizzati dalla rete ‘Sbilf’ ed accedono ad un finanziamento regionale, il cui progetto si chiama ‘Strade di cittadinanza’, nella chiave dello sviluppo delle capacità di convivenza; riguardano tutte le scuole primarie e secondarie di 1° grado dell’alto Friuli, diciamo che sono le insegnanti stesse che scelgono di dare questa opportunità alle loro classi, opportunità gratuita per altro! Ero molto incuriosita da questi laboratori perché vorrei proporli alla scuola di mio figlio, così Agata mi ha spiegato che solitamente la strada da percorrere la delineano i bambini stessi: lei parte con un preambolo sulle aspettative, su cosa serve al gruppo per lavorare bene, ossia viene curato l’aspetto metodologico; poi li dispone in cerchio e pone loro una domanda, facendoli lavorare sulla stessa e su come l’interpretazione scalza la domanda iniziale, o gli porta significato (ad esempio gli chiede di completare la frase di Socrate: ‘Una vita senza…’), poi si passa ad una lettura o ad un altro stimolo; a questo punto chiede ai bambini, divisi in piccoli gruppi, di farsi delle domande che non devono per forza essere legate alla trama: all’inizio lo saranno, poi loro capiscono pian piano che le domande avvincenti sono trasversali, capiscono che le domande filosofiche sono quelle che vanno avanti, che li fanno discutere ed interagire, a differenza delle altre che si fermano. Dalle domande si lavora poi ad un tentativo di capire se qualche domanda è più interessante, oppure se alcune domande si possano collegare fra loro e si passa così ad un tema di discussione; Agata ha una funzione facilitativa, non di insegnante, sostiene le loro proposte, li aiuta a strutturare il discorso, a capire se c’è bisogno di analizzare meglio un concetto… Praticamente non trasferisce conoscenze, ma sostiene l’autoapprendimento dei bambini. Mi chiedo cosa ci sia di più importante alla base di una società. All’inizio i bambini fanno un po’ di fatica a comprendere che non è una lezione scolastica, ma nemmeno una ricreazione, anche perché lavorare in cerchio li mette in una condizione di libertà che spesso loro interpretano come mancanza di regole; così Agata cerca di incoraggiarli a godere di questo spazio nella maniera migliore, cerca insomma di stimolare l’autogestione.

Sarei stata ad ascoltarla per ore, perché quando trovo qualcuno che mi regala così tanti spunti di riflessione, non posso che nutrirmene… Sono convinta che siamo in questo mondo a scombattere proprio per questo, per cercare di dare un senso a ciò che apparentemente non lo ha! Prima di separarci però, ero molto curiosa di sapere come vive lei un paese di montagna così piccolo e in un paese così e lei mi ha risposto che si vive bene se si fruisce della montagna, se si sfruttano gli aspetti che la differenziano dalla vita urbana. Vorrei concludere citandola proprio: ‘Qui (il paese dove vive Agata si chiama Povolaro, frazione di Comeglians ed ogni volta che lo nomino mi vengono in mente i Povolar Ensamble e lo straordinario Giorgio Ferigo) posso avere un’integrazione alimentare sana mangiando quello che coltivo, posso avere la bellezza del paesaggio ogni volta che apro la finestra, posso andare a camminare nella natura quando voglio, posso far stare mia figlia fuori ore ogni giorno, senza dover portarla al parco, senza dover prendere l’automobile. Sento di dover dare un tributo alla Carnia per quello che ho ricevuto; tutta la mia vita è sempre stata protesa a fare delle cose utili per il luogo in cui vivo e penso che ci sia tanto spazio per fare. Qui, sarebbe un’ottima fabbrica per professioni nuove, forse il portar via i giovani da qui è il loro non essere abituati ad essere propositivi e l’interpretare in maniera ordinaria il loro percorso lavorativo/professionale. Sono una persona molto razionale, ho sempre fatto della testa la mia strada e poi tanta pancia, le sensazioni: da quando sono mamma però, ho recuperato il cuore, mi sono aperta a livello emozionale e devo confessare che anche il lavoro che faccio mi ha permesso di riscoprire questa parte di me.’

Non so chi leggerà questa storia, mio figlio mi ha appena chiesto per chi scrivo tutto questo papiro e gli ho risposto che lo sto scrivendo per me stessa, perché il conoscere Agata mi ha stimolata a reagire in un mio momento di stand-by e mi ha insegnato a riprendere in considerazione la testa, perché l’avevo messa un po’ in disparte, perché mi ero convinta che la mente mente e ultimamente tendevo a seguire molto la pancia… E invece la mente, se la sai utilizzare, ti permette cose grandiose, come rialzarti dai momenti difficili, ti permette di intraprendere percorsi impegnativi senza scoraggiarti, ti permette di ritrovare la sicurezza in te stesso, se l’hai persa perché magari qualcuno non ha saputo valorizzare la tua unicità. Quindi grazie Agata, credo che se ci fossero più persone come te nelle scuole italiane, cresceremo piccoli uomini e piccole donne sicuramente più felici  e probabilmente migliori.

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    8 COMMENTS

  • clori 23 Giugno 2018 Reply

    …e io starei a leggerti per ore!
    Grazie Anna.

    • Anna Cosetti 25 Giugno 2018 Reply

      Grazie infinite Clori per questo messaggio! Purtroppo ho pochi feedback qui, così alle volte mi pare di scrivere al muro… Poi arrivano messaggi come il tuo e così son contenta, perchè mi dico: ma allora qualcuno mi legge!

  • Ulderica 23 Giugno 2018 Reply

    Bello il pezzo ma troppo lungo e AGata e speciale. E anche tu. Posctittum a Praga mentre passavo saltavo le lampadine dei lampioni un bus

    • Anna Cosetti 25 Giugno 2018 Reply

      Grazie cara Ulderica, non avevo dubbi che tu fossi una possibile Agata e la tempesta, per questo ti avevo chiesto di incontrarci! Spero tu possa dedicarmi uno spazio tipo questo… giuro la faccio più corta!

  • Anto 13 Luglio 2018 Reply

    Ho avuto modo di vedere Agata all’opera con i bambini, e posso confermare quello che hai scritto di lei.
    Brava Agata e brava tu!

    • Anna Cosetti 21 Agosto 2018 Reply

      Grazie stella, brava anche tu che contribuisci a far conoscere la nostra terra.

  • Patrizia Pati 13 Luglio 2018 Reply

    Condivido quanto espresso e confermo per esperienza diretta che i laboratori proposti da Agata nelle scuole sono veramente speciali. Come docente ho voluto offrire questa opportunità ai miei ragazzi delle medie di Tolmezzo ma ritengo che partire già dall’infanzia sarebbe più proficuo.

    • Anna Cosetti 21 Agosto 2018 Reply

      Grazie per questo intervento, credo anche io che sia importantissimo partire prima.

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  • Polipo alla Gilbert. Che non è quello che ha scoperto la pitiriasi, bensì il mio personal chef del mare. Questa sera POLIPO ALLA GRIGLIA CON POMODORI IN CONCASSE', PESTO ALLE ERBE E MANDORLE CON SALSA AL MANGO Da sposare vero? Già fatto. #polipoallagilbert #pestoalleerbeemandorle #salsaalmango #personalchef #maritochef #chebenenonfarniente #mare #dituttounpo #tuttasostanza #soulkitchen
  • Visita guidata all'Art Park di Verzegnis, Udine, Carnia. Sessione yoga all'aperto. Cena a buffet rossa e vegetariana con i prodotti slow food. Non trovate che sia una meravigliosa iniziativa?😜😜😜🙏🙏🙏 #redyogafood #artparkverzegnis #rossorelativo #chakrarosso #rossobuffet #yogaciboarte #slowfood #condottagiannicosetti #dituttounpo #soulkitchen #tuttasostanza
  • Non so per quale sconosciuta ragione dovreste seguire i consigli del mio predicozzo finale... Siete stati i miei primi e forse anche ultimi allievi di prima formazione, forse non sono stata adatta come prof, forse non vi ho insegnato abbastanza o abbastanza bene, boh... La verità è che io mi sono sempre sentita una di voi. Pure a me a scuola dicevano 'Puo' fare di più', pure a me dicevano 'Si distrae facilmente', 'Disturba i compagni', quindi so di cosa si tratta. E so anche che in ognuno di voi c'è qualcosa di bello, qualcosa da proteggere, che vi distinguerà. L'importante è scoprirlo e svilupparlo e non permettere a nessuno di portarvelo via. Mi avete fatta dannare ma... Vi ho voluto bene bro!👅 #ialprimaformazione #classeseconda #ultimogiornodiscuola #wlevacanze #buonaestate #soulkitchen #tuttasostanza #dituttounpo
  • È arrivato il momento dei saluti anche con questo gruppo! Vi auguro di superare l'esame, ma soprattutto vi auguro di trovare lavoro al più presto. Vi ho portato un po' di Carnia anche in Nigeria, Pakistan, Nepal e Albania e voi avete regalato a me i colori ed i sapori dei vostri paesi! Il cibo come unione, inclusione, condivisione. Col cibo si viaggia e ci si apre, si parla un'unica lingua. #gnocchiallemele #cjalsonsalleerbeconcialdealloliodiprezzemolo #millefoglie #civiform #pipol #addiooarrivederci #dituttounpo #tuttasostanza #soulkitchen #finecorso #cividale
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  • Qui cambiamo cucina e cambiamo paesi: siamo in Nigeria e Ghana, mamma Africa. Ma il colore è sempre uno solo. Non vogliono tanto parlare italiano, così facciamo lunghi discorsi in inglese, così faccio un po' di esercizio pure io. Gloria e Queen hanno delle extension meravigliose, si incazzano facilmente e cantano da brivido nei cori gospel. Artù è la solarità impersonificata, la voglia di emergere, la battuta sempre pronta. Il suo sogno è aprire un ristorante al suo paese. Hanno dei segni sui loro corpi, ma non ne vogliono parlare. Certo è che un segno lo lasceranno loro a me: la leggerezza! Bye bye, good Life Friends! #corsidicucinaial #ghana #nigeria #mammaafrica #duramacontenta #nonesistonorazzemapersone #intergrazione #inclusione #coloreunico #soulkitchen #dituttounpo #tuttasostanza
  • Grazie ragazzi perché ho imparato tanto. La semplicità, la serenità con poco, l'attaccamento alle proprie radici. Chissà se ci rivedremo lungo il nostro percorso. Percorso diverso ma noi siamo uguali come nella foto. Non esistono razze, esistono persone. #corsidicucinaial #reanadelrojale #menudeicinquepaesi #bangladesh #pakistan #nepal #afganistan #italia #integrazione #uguaglianza #esamidifinecorso #nonesistonorazzemaesistonopersone #soulkitchen #tuttasostanza #dituttounpo
  • Con o senza frutti di bosco? Poco importa, perché la freschezza della PANNA COTTA in questa giornata afosa potrebbe essere un sostitutivo dal pasto. Bravo il futuro cuoco Sofiane, alunno di seconda, che per mantenersi gli studi lavora. Spesso arriva stanco a scuola per un lavoro che non è il suo, ma presto inizierà la stagione come aiuto cuoco e in terza arriverà sicuramente più stimolato e autonomo. Non so se ci rivedremo, ma ti auguro un futuro brillante senza scorciatoie e sempre illuminato dal tuo sorriso!